No soldi ma opere di bene Proviamoci………!!!

Per nostra formazione, per nostra cultura, fare la Carità significa per forza dare un contributo economico senza sapere che tante volte anzi, troppo spesso, queste offerte che diamo con l’intento di aiutare, fanno tutt’altra strada. Ne sentiamo e ne vediamo di tutti i colori; persone che mendicano e invece proprietari di immobili, enti e associazioni che raccolgono fondi per opere filantrope e invece si scoprono depositi bancari cospicui intestati a dirigenti di essi, alimenti donati destinati ai bisognosi, venduti sui mercati all’ingrosso, indumenti raccolti per i disperati, esposti sulle bancarelle  e si possono raccontare tante situazioni analoghe.

Sia che doniamo soldi e sia che doniamo cose, anche qui ci sono i “furbetti” persone a qualsiasi titolo che giocano con i nostri sentimenti ingannandoci e truffandoci. Il fenomeno non è facile eliminarlo del tutto però si possono limitare i danni. Dipende molto da noi, a prescindere eliminiamo assolutamente i soldi; spesso leggiamo “non fiori ma opere di bene”, imitiamo il messaggio in “non soldi ma opere di bene”. A chi ci chiede aiuto, dobbiamo essere noi a non mettere subito mano al portafogli, informiamoci di cosa ha bisogno e cerchiamo di accontentare; un panino, una bibita, un indumento, un accessorio, una spesa alimentare ma pure, una ricarica al cellulare, farsi dare e pagare una bolletta elettrica, prenotare e pagare una visita medica (oculista, otorino, ortopedico, ecc.) e tanti altri sostegni che non siano necessariamente esborsi diretti. Per noi è molto più semplice dare una moneta, spesso ci laviamo pure la coscienza con questo gesto ma, dobbiamo sapere che dando soldi a queste persone disperate spesso foraggiamo un sistema perverso che poi  torna contro sia a chi chiede l’elemosina e sia a chi la fa. Assicuriamoci delle destinazioni delle nostre offerte, spesso ce li chiedono per aiutare un popolo in difficoltà o per tutelare bellezze dell’universo e invece finiscono nelle casse degli ideatori di queste iniziative. Alle grandi onlus, (troppe per la verità) chiediamo di rendicontarci periodicamente le entrate e le uscite al fine di informarli del nostro interesse e anche del controllo.

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